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Analisi · UX · Usabilità

Dimmi come rimborsi
e ti dirò chi sei

20 gennaio 2025 Bartolomeo D’Alia

Lo stesso identico passaggio, la scelta di come ricevere un rimborso, su due colossi dell’e-commerce. Uno ti dà una spintarella e ti chiede conferma; l’altro rimette in discussione una scelta che avevi già fatto.

01 / Lo step

Lo stesso passaggio, due indoli

C’è un passaggio che ogni e-commerce ha e che quasi nessuno guarda con attenzione: quello in cui, dopo un reso, scegli come farti restituire i soldi. Le opzioni sono quasi sempre due: il riaccredito sul metodo di pagamento originale, oppure il rimborso sul credito interno del negozio.

Per l’azienda le due strade non si equivalgono affatto: il credito interno è denaro che resta in casa, e che quasi sempre finirà speso lì. Ecco perché questo step è il punto perfetto dove osservare l’indole di chi progetta: la tentazione di spingerti verso il credito è fortissima, e ognuno la gestisce a modo suo.

A novembre 2024 ho fatto due resi, uno su Amazon e uno su Temu, e mi sono trovato davanti lo stesso passaggio trattato con due indoli molto diverse. Le rilevazioni sono di quei giorni: nel frattempo le cose potrebbero essere cambiate. Le misure le do col Darkometro, come d’abitudine.

La spintarella con la conferma

Delle due opzioni, la prima, che guarda caso è la più conveniente per Amazon, arriva già preselezionata. Fin qui saremmo dalle parti del signore oscuro. Poi però guardate meglio: per proseguire con quella scelta bisogna spuntare una casella che dice «Sì, emetti un rimborso sul mio account Amazon». Una conferma esplicita, obbligatoria, impossibile da saltare.

È quella conferma a salvare Amazon dalla zona Moderata. Anche se, siamo onesti: quanti di voi mettono spunte per andare avanti senza leggere davvero?

Due conti, da esperimento mentale dichiarato (i numeri veri non li ha nessuno fuori da Amazon): supponiamo che emetta rimborsi per 20 milioni di euro al mese. Se la preselezione spostasse anche solo un 5% in più verso il saldo interno, sarebbe un milione al mese che resta in casa. Si capisce perché la tentazione è forte.

Detto questo, parlo per esperienza personale: su Amazon compro spesso e con fiducia, e un saldo lì sopra prima o poi lo consumo. Il danno reale, per me, è basso.

La spintarella con la conferma: livello 2, zona del tirapiedi

03 / Temu

La domanda rifatta

Il reso di Temu parte da manuale. Guardate questo step:

Nessuna preselezione: le due opzioni sono lì, alla pari, e la scelta spetta a te. Da applausi. Se il flusso finisse qui, questo articolo non esisterebbe.

Poi però scegli il metodo di pagamento originale, premi Invia, e compare questo:

Un dialogo che ti rifà una domanda a cui hai appena risposto. Con tre aggravanti:

E qui l’esperienza personale è opposta: su Temu compro raramente e con poca confidenza, e dei soldi bloccati lì dentro mi peserebbero il triplo. Una scelta pilotata dopo una scelta già espressa non è una spintarella: è insistenza travestita da aiuto.

La domanda rifatta: livello 4, zona del signore oscuro

L’indole si vede nei dettagli

Stesso step, due indoli. C’è chi ti dà una spintarella e poi ti guarda negli occhi chiedendoti conferma, e c’è chi aspetta l’ultimo istante per rimettere in discussione quello che avevi già deciso. Nessuno dei due è un demone; ma la differenza di rispetto si sente tutta.

E mi resta un mezzo paradosso: il pattern più elegante ce l’ha l’azienda che avrebbe meno bisogno di trattenerti i soldi. Forse non è un caso. La fiducia si costruisce anche in questi dettagli, ed è proprio grazie a quella fiducia che un saldo interno non fa paura.

E voi? Quando vi arriva un rimborso, controllate dove sta andando a finire, o la spunta l’avete già messa?